In quale emisfero cerebrale è elaborato il linguaggio?

domenica 11 aprile 2010

Antonio Pascale, dall'intervento su AEOLO a "Questo è il paese che non amo"

Cari Lettori,
vi scrivo per informarvi che è uscito l'ultimo libro di Antonio Pascale, "Questo è il paese che non amo".

Antonio, uno dei più amati scrittori italiani, fa i conti una volta per tutte con il nostro paese. E scrive un saggio sull’Italia contemporanea a metà tra l’autobiografia sentimentale e l’inchiesta sul campo.

Nel IV numero di Aeolo, Little Italy, Pascale era intervenuto con: "Contro la nostalgia per un'idea di futuro", un'intervista da me diretta nella quale lo scrittore analizzava i problemi contemporanei con occhio rigorosamente progressista e positivista, sostenendo il ruolo dell'onestà intellettuale nel miglioramento delle condizioni sociali. Cosa che nel nostro paese stava venendo a mancare.

<<>> sostiene Pascale. Poi risponde alla domanda se per immaginare un'Italia diversa sarebbe necessaria l'assunzione di responsabilità da parte dei cittadini con queste parole:

"L'impressione è che manchiamo di una metodologia critica, grazie alla quale affrontare in maniera analitica e profonda i nostri errori, quelli naturali e quelli specifici. E' un po' come lo schema narrativo classico, i tre atti. Nel primo atto il protagonista dichiara il suo obiettivo, nel secondo fallisce, arretra e analizza i suoi sbagli, quindi nel terzo atto risolve il conflitto. Se chiedete a uno scrittore, a un critico quale atto sia il più difficile, in coro risponderanno il secondo. Il primo è solo una dichiarazione di intenti, voglio salvare il pianeta dal riscaldamento globale, voglio amarti tutta la vita, voglio un milione di posti di lavoro ecc, il terzo è a tutti gli effetti un atto in discesa, una volta risolto il conflitto, l'accordo si trova. Il secondo atto presuppone senso dell'analisi e passione conoscitiva; e un personaggio capace di dichiarare i suoi sbagli e trovare una nuova strada. L'impressione è che, appunto, senza una metodologia condivisa, pubblica, soggetta a integrazioni e verifiche sperimentali, viene a mancare il secondo atto e dunque dobbiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti tipiche del primo atto, e cioè ottimismo a oltranza, e risoluzioni dei conflitti a tarallucci e vino."


Antonio Pascale
Questo è il paese che non amo
Minimum fax
Pag 185, euro 12.

Maggiori info su: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/04/08/news/paese_amo-3196727/

Cari saluti,
Enrico Santus

venerdì 2 aprile 2010

Alda Merini, un sito per continuare a lottare: www.aldamerini.it




tri-merini (Gianfranco Bagatti - 1996)




Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio.
Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…, per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”.



Questa è Alda Merini, già donna a dodici anni, quando aiutò sua madre a partorire il fratellino durante i bombardamenti inglesi. Erano scappati su un carro bestiame nelle risaie di Vercelli, e lì hanno atteso in silenzio che i bombardieri se ne andassero.

Questa è Alda Merini, donna che pur avendo conosciuto l'inferno si definisce cattolica, ma ammette: "Non lo so se credo in Dio, credo in qualcosa che… credo in un Dio crudele che mi ha creato, non è essere cattolici questo?".

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.


Venne quindi la povertà, che la faceva vivere con la famiglia in un locale abbandonato. Alda conobbe Ettore Carniti, un lavoratore ("il primo che mi è capitato"), poi lo sposò nel 1953 e con lui convisse tra un internamento e l'altro fino al 1983, quando Carniti morì.

Lei lo amava profondamente. Lui profondamente era geloso, poco incline ad apprezzare gli interessi culturali della poetessa, già scrittrice dall'età di 15 anni. La fame non la preoccupava: lei perseguiva i suoi sogni.

Se la mia poesia mi abbandonasse
come polvere o vento,
se io non potessi più cantare,
come polvere o vento,
io cadrei a terra sconfitta
trafitta forse come la farfalla
e in cerca della polvere d’oro
morirei sopra una lampadina accesa,
se la mia poesia non fosse come una gruccia
che tiene su uno scheletro tremante,
cadrei a terra come un cadavere
che l’amore ha sconfitto.


E poi il manicomio, le violenze, la crudeltà di preti e infermieri che stupravano le donne e poi le definivano "matte". La vergogna e la forza di lottare. Dall'anonimato dei Navigli di Milano all'essere definita "musa dei Navigli", dal manicomio alle candidature al Nobel per la Letteratura, Alda Merini ha lottato tutta la vita: un marito che beveva e la picchiava, quattro figlie che ha partorito e che non ha potuto allevare, alle quali raccomandava sempre "di non dire che sono figlie della poetessa Alda Merini. Quella pazza.".

Quattro figlie che, pur ammettendo che la vita della loro madre ha influenzato "positivamente ma anche negativamente" le loro scelte, ora desiderano ricordarla attraverso un portale totalmente dedicata a lei: http://www.aldamerini.it.

Al suo interno è possibile leggere la biografia e le lettere di una personalità affascinante, che aveva trasformato i muri della sua casa in un'agenda telefonica, tappezzata da numeri, versi, articoli, foto e quant'altro. Una personalità alla quale il cantautore Giovanni Nuti dedica nel 1994 tutto il suo percorso artistico.

Alda Merini si spegne il 1 novembre del 2009 a causa di un tumore osseo al San Paolo di Milano: i funerali di stato sono stati celebrati nel pomeriggio del 4 novembre nel Duomo. Rimangono i suoi versi, morbidi nel linguaggio ma durissimi e taglienti nel significato, perché la lotta della Merini non scompare con la sua persona.


di Enrico Santus
(direttore di AEOLO)

giovedì 1 aprile 2010

Criminalità internazionale - Roberto Saviano alla SNS



Criminalità internazionale - Roberto Saviano alla SNS



15/22 marzo, ore 10:30. Quando si spalanca la porta ed entra nella stanza un ragazzo in giacca scura, quasi schiacciato da quattro guardie corpulente, non parte nessun applauso. Per un attimo quaranta studenti, dottorandi e perfezionandi rimangono muti, immobilizzati dall’entusiasmo che emana quella piccola figura che si dirige rapida verso la sedia dal quale interverrà per il seminario di “Criminalità internazionale”. Tutto si frantuma come un cristallo quando il clap clap di un funzionario spezza il silenzio: subito l’applauso si propaga per la Sala Azzurra, una delle più prestigiose aule della Scuola Normale Superiore di Pisa.

Roberto Saviano appare in scena così, con passo sicuro e disinvolto. È evidentemente cosciente delle proprie capacità di oratore, ma ancor più lo è dei contenuti del suo discorso, lui che – primo caso nella storia – a soli 31 anni ha già partecipato a due “Venerdì del Direttore” presso la Scuola Normale. Nella sua scorta si avverte invece un certo nervosismo: le facce sono tese, controllano ogni movimento dei partecipanti e si lanciano occhiate e indicazioni. Deve passare più di un’ora perché i volti dei militari si rilassino: solo allora sorrido accorgendomi che gli sguardi non si soffermano più su movimenti sospetti, ma vengono distratti dal passaggio di una bella ragazza.

Roberto Saviano prende la parola e racconta di come la criminalità organizzata sia sempre meno criminale e sempre più organizzata. Il petrolio bianco – dice, riferendosi evidentemente alla cocaina – sta cambiando gli equilibri economici di molti Paesi nel mondo, e fa un cenno al Messico, diventato una “narcodemocrazia” che sta vivendo una cosiddetta “turbocrescita” proprio grazie al traffico della coca. “Buona parte della stessa geopolitica potrebbe essere riconsiderata in base al narcotraffico” commenta. E parla di Obama, che ha stanziato più soldi per le indagini sul narcotraffico che non su quelle inerenti al terrorismo, proprio perché – evidentemente – ritiene questo problema decisamente più serio e concreto.

Ed è a questo punto che il discorso di Saviano ci fa percorrere migliaia di chilometri per tornare in Italia: “Salvatore Mancuso,” sorride amaramente lo scrittore “trafficante colombiano di origine italiana, dice sempre che 'la pianta della coca è molto strana: perché ha le foglie in Sudamerica, ma le radici in Italia'". “Ne è una prova” prosegue “ il fatto che tutte le mafie internazionali considerano quelle italiane come gli interlocutori principali”.

Unica possibilità di sconfiggere il traffico internazionale del petrolio bianco sembrerebbe, a questo punto, la depenalizzazione: la stessa redazione dell'Economist sostiene da vent'anni che la vendita controllata delle sostanze stupefacenti potrebbe portare numerosi vantaggi, specie dopo che è stato dimostrato il totale fallimento del proibizionismo.

“Ma allora cosa si può fare contro la mafia?” chiedono sconcertati i volti dei ragazzi che ascoltano lo scrittore. Saviano sembra cogliere la domanda: “Bisognerebbe accendere più luci sul fenomeno mafioso, specie su quello che è sempre rimasto più all’ombra: i siciliani erano abituati già da tempo ad avere a che fare con i media, ma la Camorra no ed ha risentito molto dell’attenzione posta nella Campania ultimamente”. “Se i giornali nazionali spostassero la redazione nel napoletano” garantisce Saviano “si avrebbero giornali totalmente diversi da quelli che leggiamo tutti i giorni. Si avrebbe maggiore informazione su fatti gravissimi che, oggi, sono relegati a qualche piccolo giornale provinciale, scritti da cronisti coraggiosi ma, purtroppo, spesso non troppo abili all’analisi del fenomeno”.

La Camorra, infatti, è molto attenta all’informazione: attraverso una rapida rassegna dei titoli dei principali giornali campani, Saviano fa osservare quanto sia evidente l’influenza dei boss. È sufficiente ascoltare la chiamata di Michele Zagaria e Antonio Iovine al giornalista Carlo Pascarella, allora al Corriere di Caserta, per capire quale aria giri nelle redazioni dei giornali. I due boss latitanti, uno dopo l’altro, si lamentano in maniera vagamente minacciosa con l’incredulo Pascarella, sostenendo che non sia “un giornalista serio” in quanto scrive di guerre non vere tra le loro famiglie.

Dopo ogni omicidio di Camorra, la tendenza è quella di diffamare la vittima per far sì che la sua morte venga accettata senza problemi dalla comunità. Si utilizzano tutte le strategie: l’accusa di pedofilia, di traffico d’armi o addirittura di appartenere alla stessa Camorra. Così accadde persino con don Peppe Diana, eliminato nel 1994 dal clan dei Casalesi, sotto l’impero di Francesco Schiavone (detto Sandokan), accusato di esser stato a letto con due donne solo perché era uscita su un giornale una sua foto mentre abbracciava due scout.

Ma questi giornali non sono solamente i portavoce della Camorra, creano anche un immaginario di successo: si pensi a Nunzio De Falco che, per esempio, condannato come mandante dell’assassinio di don Peppe Diana, nei titoli del Corriere di Caserta è definito “re degli sciupafemmine”, quasi una nuova icona pop.

A questo punto si salta a scherzare sull’antropologia mafiosa: il giovane scrittore ride a ripensare all’intercettazione di Roberto Settineri, ambasciatore dei clan a Miami, che parla con un interlocutore a Palermo e gli canta – con la melodia de Il Padrino – “Parla ben piano che nessuno sentirà!”. I film di mafia più che portare le usanze mafiose nel cinema, hanno creato dei modelli che stanno avendo un incredibile successo nella realtà. Lo stesso termine “padrino” non veniva utilizzato dai clan di mafia prima dell’avvento dell’omonimo film.

La cultura pop penetra nell’immaginario mafioso e lo arricchisce di particolarità curiose: “I più giovani mafiosi vestono” dice Saviano sgranando gli occhi e gesticolando con la mano “come i tronisti di Maria de Filippi!”. La platea ride.

Sebbene la giurisprudenza italiana sia la più avanzata nel trattare i fenomeni mafiosi (si pensi solamente che né in Gran Bretagna, né in Francia, né in Germania né in Spagna esiste il reato di associazione mafiosa), nel nostro Paese non si fa ancora abbastanza per lottare contro quest’organizzazione criminale, che sta tendendo sempre più a legalizzarsi e infiltrarsi nelle strutture istituzionali, dove può radicare indisturbata e riportare nella legalità i frutti di attività illecite (si pensi al riciclaggio di denaro sporco svolto – secondo le indagini – da Scaglia, il fondatore di Fastweb).

La Camorra, al di là delle guerre di potere, si comporta come una vera e propria impresa moderna: il suo scopo è vendere la maggior quantità di prodotto e tagliare i costi di produzione. La cura che essa riserva all’immagine è poi emblematica della sua evoluzione all’interno di un sistema economico in cui i confini della legalità si fanno sempre più labili. Promossa come l’impresa più potente d’Italia, con un fatturato annuo pari a 40.000 milioni di euro, la crescita della Camorra deve essere fermata prima che sia troppo tardi.


di Enrico Santus

sabato 13 marzo 2010

Gli elettori del nonno Premier


Ci sono mattine in cui uno si sveglia e vorrebbe trovarsi in un altro Paese. Magari nello Zimbabwe, ma non in Italia. Il perché è presto detto: è sufficiente aprire un giornale (magari non Il Giornale) per sentire il fetore del marcio invaderti le narici, stringerti la gola, strapparti il cappuccino dallo stomaco per rivoltarlo sul pavimento. E tu, senza cappuccino, non sei più un ITALIANO.

Queste mattine, però, uno sente ancora più forte la necessità di rimanere. Rimanere per i padri e per i figli, rimanere per resistere. Se tutti i "cervelloni" scappassero, se tutti i "guerrieri della parola" fuggissero, allora questo Paese si trasformerebbe in un campo di guerra. Perché laddove si tagliano le lingue si muovono le mani, lo insegna la storia.

E sono proprio le lingue che Silvio Berlusconi, nonno 73enne privo di scrupoli, vuole tagliare. Lo dimostra la cacciata del giornalista durante la conferenza stampa per via di una domanda scomoda, proprio mentre un suo consigliere gli suggeriva di non essere duro. Ma ancor più lo dimostrano le intercettazioni sulle pressioni fatte a Innocenzi per cancellare Santoro dalla TV o sui suggerimenti editoriali al "Direttorissimo" Minzolini.

L'uso privato del potere ha raggiunto apici mai conosciuti nel nostro Paese. Anche questa volta, l'anziano Premier reciterà la sua parte di vittima della magistratura e dei giornali catastrofisti (quelli che - fortunatamente - ancora divergono un pochino dai suoi diktat, si intenda!), alternandola - come sempre fa - all'immagine del Potente "costruito con le proprie mani", che ancora continua a fare breccia sul popolino.

Non è bastato il possesso di tre televisioni private al Premier. Non è bastato il controllo di buona parte dell'editoria. Il nonno Premier ha voluto schiavizzare attraverso l'Agcom anche la televisione "pubblica", quella pagata coi soldi dei contribuenti, ossia i miei, i tuoi, i vostri! Un'operazione che avrebbe fatto invidia a Goebbels, se solo avesse potuto conoscerla.

La situazione sta sfuggendo di mano. Le istituzioni continuano a logorarsi giorno dopo giorno e la parte politica che più risentirà di questo "schifo" sarà proprio la destra. Quando verrà a mancare l'anziano Berlusconi, la destra si disferà come un castello di carte: tutto è costruito sul viso del Premier tirato dal lifting, sui suoi capelli rimpiantati, sui suoi gesti che richiamano la retorica mussoliniana e sul suo nome. Appare ovunque: nei manifesti non si leggono né principi né idee, ma semplicemente il nome "Berlusconi" a caratteri cubitali, seguito poi in minuscolo dal candidato regionale nella forma "per xxx".

BERLUSCONI


per Renata Polverini


Fini se n'è accorto e pian piano prende le distanze. Sa bene che il popolo non è stupido e che la verità verrà a galla. Gli elettori del nonno Premier invece?


Enrico Santus

lunedì 8 marzo 2010

CRASH! La disgregazione della forma




CRASH! La disgregazione della forma

Cultura – Arte – Divertimento

TEL 3474467744

ORGANIZZATORI: Rivista Aeolo e Associazine VentiEventi

LUOGO: Cinema Lumière, Palazzo Agostini

DATA: 26 marzo – 6 aprile (eventi concentrati tra 26 e 28 marzo)


PITTORI ED ESPOSITORI: Roberto Funai, Mimmo Corrado, Vacon Sartirani, Leonardo Cosmai, Antonio De Rose, Anna Utopia Giordano & Luca Catellani

OSPITI ILLUSTRI: Gregorio Scalise (Poeta), Marco Lombardi (Giornalista de La Repubblica)

PATROCINI: Provincia di Pisa, Comune di Pisa, Comune di Iglesias, D.S.U.

SPONSOR: “Britannia”, “Tra le righe”, “Cinema Lumière”, “Bar Centro”, “Deviribé”, “Bar Settimelli”, “Baseel”, “Caffè 900”, “Cecco Rivolta”, “Aeolo”, “118Libri.it”, “Associazione VentiEventi”, “Il Casino dei Nobili”, “Felici Editore”, “Centro Grafico Pisano”.

CONCORSO LETTERARIO: Per maggiori informazioni cliccare sul tema del concorso Horror vacui, la paura del vuoto

TEMA

L’Associazione VentiEventi promuove la manifestazine «CRASH! La disgregazione della forma», un festival artistico, letterario e musicale che si propone di indagare come – col passare delle epoche – si sia assistito ad un affrancamento della forma dal contenuto in direzione di una maggiore libertà espressiva.

Questo fenomeno ha portato ad esiti interessanti in tutte le forme d’arte: da quella pittorica a quella letteraria, fino a giungere a quelle musicale, teatrale e cinematografica. Si pensi, per la pittura, al ricco sperimentalismo delle avanguardie del primo Novecento, oppure si confronti, in letteratura, il realismo di Balzac al futurismo di Marinetti o al surrealismo di Breton.

Anche laddove forma e contenuto non si sono scissi completamente, si è assistito ad un fenomeno che possiamo ben definire come “disgregazione della forma”, ovvero un’emancipazione della forma dai vincoli imposti dal contenuto. Così l’espressività ha superato l’espressione, dimostrando falsa – tra l’altro – l’abusata metafora del contenitore che modella il contenuto, considerato come un liquido informe.

Che la disgregazione della forma nell’arte abbia le sue origini nei mutamenti sociali di questi ultimi due secoli è cosa certa: i differenti stimoli a cui la società è stata sottoposta (si pensi alla tecnologia) e la maggiore coscienza della propria identità sociale e dei propri diritti da parte degli individui hanno certamente contribuito all’abbandono dei formalismi, sia comportamentali sia culturali, a cui eravamo abituati, favorendo così la nascita e lo sviluppo di forme d’arte più consone al nuovo gusto culturale.

Durante la mostra verranno presentate opere di autori nazionali e internazionali che metteranno in luce proprio alcune delle diverse fasi di questa tendenza nei diversi campi artistici.

Enrico Santus,

direttore di Aeolo

CALENDARIO

Venerdì 26 marzo

19:00 – Inaugurazione con aperitivo – “Crash! La disgregazione della forma”

20:00 – Radio di Massa in diretta con i Pittori

22:00 – KETMENÙ (Trasformazioni Elettroniche) + Matteo Berton – “Arte figurativa e musica live”

Sabato 27 marzo

10:00 – Federico Guerri, Marco Lombardi e Franco Farina – “La disgregazione della forma nella scrittura creativa e letteratura”

***

15:00 – Arcigay, Arcilesbica e Trans Genere – “Identità di genere e orientamento sessuale”

18:00 – Radio di Massa in diretta con Marco Lombardi – “La disgregazione della forma nei rapporti tra politica, giustizia e informazione”

20:00 – Enrico Santus introduce Paolo Guerrieri – Presentazione della silloge poetica “Fumo leggero lontano vento” di Michele e Paolo Guerrieri

21:30 – 118Libri.it – Reading + Musica Live + Premiazione Concorso letterario (Aeolo, 118Libri.it, Anna Utopia Giordano)

Domenica 28 marzo

10:00 – La redazione presenta “Aeolo, non solo una rivista letteraria”.

11:30 – 118Libri.it presenta “Pronto soccorso letterario”

***

16:00 – Domenica Romagno – “Categorie, oggetti, parole: tra forme e funzioni”

18:00 – Renato Marvaso introduce Gregorio Scalise – “Poetica dell’armonia o della disgregazione?”

20:00 – Anna Utopia Giordano + Andrea Ropes + Musiche Un Artista Minimalista - "Performance"

20:30 – Samuel Catarro (Live)

21:30 – Andrea Buffa (Live)

martedì 16 febbraio 2010

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà (E. Zola)



Gentili Onorevoli,
mi chiamo Enrico Santus e sono il direttore della rivista Aeolo (www.aeolo.it).

Vi scrivo in merito alla Proposta di Legge n. 1458, in quanto ritengo fondamentale la necessità della sua approvazione, nonché fortemente umano e civile concedere a quegli esseri che nascono già destinati alla macellazione la sicurezza di soffrire il meno possibile.

Il metodo d'uccisione Halal (l'unico "lecito" per la legge islamica) e quello dei precetti ebraici per ottenere della carne Kosher non accettano lo stordimento preventivo. Gli animali devono essere coscienti al momento dell'uccisione e quest'atto avviene con la recisione della trachea e dell'esofago dell'animale, la cui colonna vertebrale non dev'essere spezzata, in quanto la testa non si deve assolutamente staccare dal corpo.

Fonti scientifiche indipendenti confermano la grande sofferenza degli animali durante l'atto di abbattimento. Tra queste possiamo citare l'autorevole "Farm Animal Welfare Council", organo consultivo del Governo inglese, nonché la Federazione dei Veterinari Europei. Si tratta di documenti avvalorati da metodi di rilevazione della sofferenza degli animali.

Solo in Italia i macelli autorizzati alla macellazione senza storidmento e con metodo rituale sono circa un centinaio e aumenteranno presto anche grazie alle iniziative di diffusione della carne Halal come quella avviata dalla COOP.

Vorrei ricordare a tal proposito quanto disse Gandhi: "La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali". E' infatti inconcepibile che una società civile come la nostra permetta ancora l'uccisione barbara di esseri innocenti, la cui unica sfortuna è stata nascere.

Riprendendo le parole del grande scrittore francese Emile Zola, vi chiedo di impegnarvi per la calendarizzazione e l'approvazione della Proposta di Legge n. 1458, poiché "Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà".

Nel ringraziarvi per la cortese attenzione, vi porgo

Cordiali Saluti
Enrico Santus





FAI LA TUA PARTE: INOLTRA ANCHE TU UNA MAIL AI SEGUENTI INDIRIZZI CHIEDENDO LA CALENDARIZZAZIONE E L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE CHE RENDA OBBLIGATORIO LO STORDIMENTO DELL'ANIMALE PRIMA DEL SUO ABBATTIMENTO:

•On. Angelo Alessandri - Presidente Commissione Ambiente Camera, primo firmatario Proposta di Legge n.1458 per rendere obbligatorio lo stordimento per ogni tipo di macellazione anche rituale - alessandri_a@camera.it
•On.Paolo Russo – Presidente Commissione Agricoltura Camera – Commissione dove è stata assegnata la Proposta di Legge n.1458 russo_p@camera.it
•On.Francesca Martini – Sottosegretario alla Salute – f.martini@sanita.it

venerdì 12 febbraio 2010

L'Italia ha dimenticato cosa sia l'oscenità

L'Italia ha dimenticato cosa sia l'oscenità. Niente più riesce a scandalizzare un popolo confuso e disorientato come il nostro.
Le accuse alla magistratura sono la normalità. Gli attacchi ai giornali sono il nostro pane quotidiano. Il parlamento diventa un covo di avvocati e condannati che si allontana sempre di più dalla società.

E mentre la terra trema sotto i nostri piedi, c'è chi ride la disgrazia e chi dà una ripassata a Francesca.

Riporto di seguito un articolo tratto da Repubblica sull'umorismo del NOSTRO rappresentante.

Cordiali Saluti
Enrico Santus







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L'umorismo di Berlusconi con Berisha
"Sbarchi? Ammesse solo belle ragazze"
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ROMA - ''Faremo un'eccezione per chi porta belle ragazze''. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ironizza così durante la conferenza stampa seguita al termine della firma di una partnership strategica con l'Albania. Il primo ministro albanese, Sali Berisha, aveva appena promesso che fino a quando durerà il governo Berlusconi, l'esecutivo albanese cercherà di limitare il più possibile gli sbarchi proseguendo sulla strada della moratoria sugli scafisti: ''Non voglio che gli albanesi muoiano, non voglio che i criminali arrivino in Italia'', ha detto Berisha. Berlusconi ha ironizzato ''per chi porta le belle ragazze possiamo fare un'eccezione''. Il Cavaliere è parso particolarmente galante nei confronti delle giornaliste albanesi che stavano seguendo il suo incontro con il suo omologo albanese. Canonica foto con stretta di mano tra i due leader al termine delle dichiarazioni. Berisha dice: "questa è la foto più bella della giornata". "Beh, se ci fosse anche una di loro..." risponde Berlusconi indicando le giornaliste sedute in prima fila. Il premier albanese non si fa pregare e accontenta il suo "amico Silvio" facendole avvicinare. Altra photo opportunity. E Berlusconi non resiste alla battuta: "si sa che sono single...".

(Repubblica, 12 febbraio 2010)