In quale emisfero cerebrale è elaborato il linguaggio?

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domenica 11 aprile 2010

Antonio Pascale, dall'intervento su AEOLO a "Questo è il paese che non amo"

Cari Lettori,
vi scrivo per informarvi che è uscito l'ultimo libro di Antonio Pascale, "Questo è il paese che non amo".

Antonio, uno dei più amati scrittori italiani, fa i conti una volta per tutte con il nostro paese. E scrive un saggio sull’Italia contemporanea a metà tra l’autobiografia sentimentale e l’inchiesta sul campo.

Nel IV numero di Aeolo, Little Italy, Pascale era intervenuto con: "Contro la nostalgia per un'idea di futuro", un'intervista da me diretta nella quale lo scrittore analizzava i problemi contemporanei con occhio rigorosamente progressista e positivista, sostenendo il ruolo dell'onestà intellettuale nel miglioramento delle condizioni sociali. Cosa che nel nostro paese stava venendo a mancare.

<<>> sostiene Pascale. Poi risponde alla domanda se per immaginare un'Italia diversa sarebbe necessaria l'assunzione di responsabilità da parte dei cittadini con queste parole:

"L'impressione è che manchiamo di una metodologia critica, grazie alla quale affrontare in maniera analitica e profonda i nostri errori, quelli naturali e quelli specifici. E' un po' come lo schema narrativo classico, i tre atti. Nel primo atto il protagonista dichiara il suo obiettivo, nel secondo fallisce, arretra e analizza i suoi sbagli, quindi nel terzo atto risolve il conflitto. Se chiedete a uno scrittore, a un critico quale atto sia il più difficile, in coro risponderanno il secondo. Il primo è solo una dichiarazione di intenti, voglio salvare il pianeta dal riscaldamento globale, voglio amarti tutta la vita, voglio un milione di posti di lavoro ecc, il terzo è a tutti gli effetti un atto in discesa, una volta risolto il conflitto, l'accordo si trova. Il secondo atto presuppone senso dell'analisi e passione conoscitiva; e un personaggio capace di dichiarare i suoi sbagli e trovare una nuova strada. L'impressione è che, appunto, senza una metodologia condivisa, pubblica, soggetta a integrazioni e verifiche sperimentali, viene a mancare il secondo atto e dunque dobbiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti tipiche del primo atto, e cioè ottimismo a oltranza, e risoluzioni dei conflitti a tarallucci e vino."


Antonio Pascale
Questo è il paese che non amo
Minimum fax
Pag 185, euro 12.

Maggiori info su: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/04/08/news/paese_amo-3196727/

Cari saluti,
Enrico Santus

venerdì 12 febbraio 2010

L'Italia ha dimenticato cosa sia l'oscenità

L'Italia ha dimenticato cosa sia l'oscenità. Niente più riesce a scandalizzare un popolo confuso e disorientato come il nostro.
Le accuse alla magistratura sono la normalità. Gli attacchi ai giornali sono il nostro pane quotidiano. Il parlamento diventa un covo di avvocati e condannati che si allontana sempre di più dalla società.

E mentre la terra trema sotto i nostri piedi, c'è chi ride la disgrazia e chi dà una ripassata a Francesca.

Riporto di seguito un articolo tratto da Repubblica sull'umorismo del NOSTRO rappresentante.

Cordiali Saluti
Enrico Santus







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L'umorismo di Berlusconi con Berisha
"Sbarchi? Ammesse solo belle ragazze"
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ROMA - ''Faremo un'eccezione per chi porta belle ragazze''. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ironizza così durante la conferenza stampa seguita al termine della firma di una partnership strategica con l'Albania. Il primo ministro albanese, Sali Berisha, aveva appena promesso che fino a quando durerà il governo Berlusconi, l'esecutivo albanese cercherà di limitare il più possibile gli sbarchi proseguendo sulla strada della moratoria sugli scafisti: ''Non voglio che gli albanesi muoiano, non voglio che i criminali arrivino in Italia'', ha detto Berisha. Berlusconi ha ironizzato ''per chi porta le belle ragazze possiamo fare un'eccezione''. Il Cavaliere è parso particolarmente galante nei confronti delle giornaliste albanesi che stavano seguendo il suo incontro con il suo omologo albanese. Canonica foto con stretta di mano tra i due leader al termine delle dichiarazioni. Berisha dice: "questa è la foto più bella della giornata". "Beh, se ci fosse anche una di loro..." risponde Berlusconi indicando le giornaliste sedute in prima fila. Il premier albanese non si fa pregare e accontenta il suo "amico Silvio" facendole avvicinare. Altra photo opportunity. E Berlusconi non resiste alla battuta: "si sa che sono single...".

(Repubblica, 12 febbraio 2010)


sabato 23 gennaio 2010

Totò Cuffaro e la morte dell'ottimismo!

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Totò Cuffaro e la morte dell'ottimismo!

Il 18 gennaio 2008, l'allora presidente della Sicilia Totò Cuffaro fu condannato a 5 anni per favoreggiamento di individui legati a Cosa Nostra e per rivelazione di segreti d'ufficio. L'accusa chiedeva 8 anni, in quanto sosteneva l'aggravante del favoreggiamento alla mafia, ma poiché la corte non aveva ritenuto dimostrata tale aggravante, la condanna fu più lieve.

Cuffaro ne uscì "confortato": "non sono colluso con la mafia e per questo resto presidente della Regione". Annunciò, inoltre, di ricorrere in appello per far cadere i residui capi d'accusa.

Casini, quello stesso giorno, intervenne affermando con rara sicurezza: "In appello cadranno anche le altre imputazioni".

E già si festeggiava nel Palazzo d'Orleans di Palermo. Totò Cuffaro aveva invitato amici, collaboratori e giornalisti con una colazione a base di caffè e cannoli alla ricotta. D'altronde cinque anni non sono poi tanti, specie per un politico. E poi - come aggiunse Marcello Dell'Utri - "Una sentenza di condanna, lo sanno tutti, non si nega a nessuno".




Da questa sagra dell'ottimismo si passò ai timori di Silvio Berlusconi, che colse la palla al balzo per ribadire - sostenuto dai suoi sondaggi - che ci fosse "da fare un risanamento di tutto l'ambito giudiziario molto in profondità".

Mentre in sostanza l'UDC accettava la sentenza, confidando nell'appello, il leader del PDL l'attaccava.

Nel frattempo il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso precisava che era "stato riconosciuto il comportamento dei singoli come referenti di Cosa nostra: questa è la differenza sostanziale dal punto di vista tecnico-giuridico rispetto all'aggravante dell'articolo sette". Se, insomma, si fosse trovata una sola prova a favore dell'aggravante, allora questa sarebbe stata applicata poiché il favoreggiamento non sarebbe più stato ai singoli, ma all'intera organizzazione mafiosa.

E questa prova è stata trovata. L'ex governatore siciliano, ora senatore dell'UDC, è stato condannato in appello a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato Cosa Nostra e per rivelazione di segreto istruttorio.

Ancora una volta, forte forse della propria poltrona, Cuffaro decide di non criticare la sentenza: "So di non essere mafioso, so di non avere mai favorito la mafia. Ma questo non vuol dire che non si debbano rispettare le sentenze".

Due cose sono certe: l'ottimismo e la sicurezza di Casini si sono dimostrati troppo affrettati; questa volta, inoltre, Totò Cuffaro non avrà nessun motivo per festeggiare con una colazione a base di cannoli alla ricotta.


Riporto un video per NON DIMENTICARE:
http://www.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y


Cordiali Saluti
Enrico Santus
direttore di Aeolo





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mercoledì 13 gennaio 2010

A Silvio, di Giacomo Leopardi


Scusate, ma già che siamo in tempo di lettere al Premier,
non ho resistito a pubblicare anche questa di Giacomo Leopardi










martedì 12 gennaio 2010

Lettera d'Amore al Presidentissimo Migliorissimo della Storissima

Caro Silvio,
questa sera ho poggiato il mio sedere sulla poltrona ed ho aperto il giornale. Ne leggo due o tre al giorno perché soffro di una ormai rara malattia che colpisce ancora qualche giovane sfigato come me. Si chiama UPMC (Utopia di Poter Migliorare le Cose): il medico mi ha spiegato che, nonostante il nome, non ha niente a che fare coi topi e mi ha rassicurato dicendo che si tratta fortunatamente di una malattia che si cura con l'età, con la televisione e con le ballerine degli show di prima serata.

Ma io, caro Silvio, sono uno sfigato come ti dicevo. Non ho nessuna televisione da guaradare e così il medico mi ha prescritto delle pillole che distribuiscono gratis in tutte le farmacie. Il nome, se non mi sbaglio, credo che sia TOLLERANZA. Devo ingoiarne molte al giorno finché non sarò abbastanza vecchio da rimbambirmi.

Ho deciso di scriverti questa bella lettera per dirti che, nonostante il mio noto passato di contestatore (sempre pacifico eh!), ti ammiro. Ti ammiro perché riesci sempre a far parlare di te, mostrandoti sorridente in ogni fotografia che appare su giornali e tv (tranne in quelle de la Repubblica, dove sembri sempre un mastino arrabbiato).

Mi chiedo come riesci a 73 anni a sollevare ancora le folle (e non solo le folle!): certe volte ripenso a mio nonno che alla tua stessa età aveva difficoltà a ricordare persino cosa avesse mangiato a pranzo. Tu invece no, Silvio.
Tu, a 73 anni, dopo il divorzio da Veronica non ti sei mica abbattuto. Hai persino fondato il Partito dell'Amore: un partito da sogno, pieno zeppo di Veline e Veloni che in coro ondeggiano cantando "Meno male che Silvio c'è!". Mica l'hai fatto con la Bindi il Partito dell'Amore!

Mi domando se quando eri giovane come me già te le immaginavi tutte queste bischerate... Eh? Altro che quelli che urlano in difesa della democrazia. Tu sei stato eletto, sei l'uomo ELETTO!

Lo devono capire quelle toghe rosse coi calzini turchini. Mica si crederenno di riuscire a processarti? Diglielo che non farai fare una cicca al parlamento finché non ti toglieranno i processi di dosso! Diglielo che te ne sbatterai di tutti i disoccupati, almeno finché non la smettono di perseguitarti col tuo passato! Questi giudici sono troppo legati al passato e non riescono a vedere il futuro prosperoso che stai creando, con il Ponte di Messina tra l'altro...

Sei davvero forte, un divo: sei unico.

Spero che questa lettera riesca a raggiungerti. Tutto dipenderà da quanti amici la condivideranno nel loro profilo, ma ho grande fiducia nella gente: noi tutti ti amiamo e ti stiamo accanto.

Ad ogni modo, visto che in Italia non sono ancora permessi i matrimoni gay e che quindi non potrò sposare né tuo figlio né quello di un altro milionario, ti prego, trovami un modo per vivere dignitosamente.

Magari fammi un posticino dentro al Partito dell'Amore. So che tu hai due palle così, ma sono certo che neanche le mie misure deluderanno!

Con affetto e sincerità
Enrico Santus